Dopo una lunga pausa estiva ci torniamo ad occupare delle “penali” che i clienti sono costretti a pagare in caso di recesso. Il decreto Bersani ha infatti introdotto sul tema una importantissima novità: il gestore non può più pretendere il pagamento di una cifra a caso, ma può chiedere unicamente il rimborso dei costi sostenuti dall’operatore.
Cosa cambia?
Fino a ieri per recesso anticipato i gestori potevano chiedere somme elevatissime, dallo scorso anno possono richiedere il rimborso solo dei costi che hanno effettivamente sostenuto.
In questa delibera, che si occupa di SKY ma che può essere estesa a tutti gli operatori di telefonia, l’AGCOM stabilisce che:
- il gestore può chiedere il pagamento SOLO dei “costi vivi” sostenuti per la chiusura del contratto (e NON i costi di apertura del medesimo)
- i costi di riparazione e di rigenerazione rientrano tra i costi di apertura e quindi non possono essere addebitati
Morale, SKY potrà chiedere ai propri clienti solo:
- costo per il ritiro del decoder, riconosciuto al negozio che si occupa della riconsegna = 7,40euro
- costo per la spedizione del decoder dal negozio al “magazzino centrale” = 2,13 / 2,56euro
TUTTI gli altri costi (rigenerazione, installazione parabola…) NON possono essere richiesti!
SKY chiedeva fino a 226euro per l’esercizio del diritto di recesso. Ora ne potrà chiedere circa 10. Un applauso all’AGCOM per avere finalmente chiarito i termini di applicazione del decreto Bersani.
Ricordiamo che anche i gestori di telefonia mobile richiedono corrispettivi per il recesso anticipato ancora molto – troppo – elevati. In particolar modo H3G, poichè concede terminali in comodato, richiede importi notevolmente alti (per via dei quali diverse associazioni dei consumatori hanno chiesto l’intervento dell’AGCOM). Anche per H3G presumibilmente il costo per il recesso anticipato non potrà superare i 10/15euro.